Africa, la nuova frontiera per l’export di vino italiano


17 giugno 2013 - Nel 2012 le importazioni di vino del continente africano hanno raggiunto il valore di 534.5 milioni di dollari, evidenziando un +7% rispetto all’anno precedente e +445% rispetto al 2002. E’ quanto si legge in un’analisi curata da Wine Monitor-Nomisma.

I primi 3 Paesi africani per valore dell’import di vino ( Angola, Nigeria e Costa d’Avorio ) hanno visto un incremento nei propri redditi pro-capite negli ultimi dieci anni rispettivamente pari a +1.087%, +230% e +79%.

I livelli assoluti si presentano ancora molto bassi - passando dai 1.200 dollari annui della Costa d’Avorio ai 5.300 dollari dell’Angola ( oltre 32.000 dollari degli italiani ) - ma quello che deve essere monitorata è la crescita della cosiddetta classe media africana.

Diversi studi internazionali concordano nel prevedere uno sviluppo rilevante del numero di famiglie africane più agiate, sottolineando al contempo come già oggi la classe media ( persone con più di 20.000 dollari di reddito annuo ) presente nel continente sia comunque più numerosa che in India.

I consumi totali di vino nell’intero continente africano sono oggi pari a circa 7 milioni di ettolitri. Di questi, la metà fa riferimento al Sud Africa – importante produttore ed esportatore di questa bevanda, mentre un altro 30% risulta di pertinenza di altri 7 paesi ( Angola, Algeria, Marocco, Tunisia, Ghana, Nigeria e Costa d’Avorio ).

Anche i consumi pro-capite risultano ancora bassi: si passa dai 3.8 litri per persona in Angola ( il primo paese africano per consumi pro-capite di vino è comunque la Repubblica Sudafricana, con un livello pari a 7 litri per persona ) agli appena 0.15 litri della Nigeria.

Tuttavia, per alcuni di questi Paesi - in particolare Angola, Nigeria, Ghana e Costa d’Avorio - non bisogna sottovalutare le potenzialità di sviluppo economico in grado di trainare, nei prossimi anni, il consumo di vino delle popolazioni locali e di quelle immigrate per ragioni sia storiche che di business.

Non è un caso che i principali esportatori di vino in questi Paesi siano rappresentati da imprese di nazioni ex-colonizzatrici o di altre presenti in loco per attività industriali. Basti pensare all’Angola, ex-colonia portoghese dove appunto il vino del Paese iberico copre il 70% delle importazioni di vino dello stato africano.

O al contrario alla Nigeria, ex-colonia britannica, dove invece è l’Australia ( paese del Commonwealth con evidenti affinità culturali e linguistiche ) a detenere la quota maggiore nelle importazioni di vino del Paese ( 36% ) seguita però dalla Cina ( 12% ) che, come risaputo, non figura tra i principali esportatori mondiali ma essendo comunque produttore non rinuncia ad inviare il proprio vino ai connazionali presenti in massa in Nigeria e impegnati nelle attività di estrazione e di investimento in campo energetico.

Sono comunque i vini spagnoli ad essere più diffusamente presenti nel continente africano, mentre per quanto riguarda quelli italiani l’export vale oggi quasi 13 milioni di dollari, sebbene tale valore sia cresciuto del 70% in appena 5 anni.

In particolare, il 43% del vino italiano esportato in Africa finisce in Nigeria, dove rispetto al 2007 il valore è aumentato del 318%. Segue, più distante, il Sudafrica con un altro 16%. Poi, il rimanente 41% del vino italiano destinato all’Africa si disperde in tutto il continente.

Da segnalare, in termini dinamici, la crescita dell’export in Mozambico, Angola e Ghana, aumentata nel quinquennio rispettivamente del 737%, 133% e 69%, a dimostrazione di come i produttori vinicoli italiani abbiano percepito le potenzialità esistenti in questi grandi e nuovi mercati. ( Xagena )

Fonte: Nomisma, 2013

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