Il futuro di Unicredit


5 Dicembre 2011 - L’ultima trimestrale di Unicredit ha evidenziato una perdita di oltre 10 miliardi di euro con la conseguenza di un rosso di bilancio da inizio anno di oltre 9 miliardi.

La situazione, imprevista dai mercati, ha avuto pesanti conseguenze sulla valutazione del titolo a Piazza Affari, generando diffuse perdite.

L’origine di questa perdita va ricercata negli avviamenti. Questi elementi, però, non è detto che restino inalterati nel tempo; di qui il possibile ridimensionamento o addirittura l’azzeramento del valore dell’avviamento.

Le nuove mosse dell’attuale management di Unicredit tendono ad abbandonare questa politica, utilizzata dal vecchio board verso le banche dell’Europa orientale.

La svalutazione effettuata finora non ha azzerato del tutto queste voci, visto che ne rimangono ancora per oltre 11 miliardi.
Per rispettare i parametri fissati dall’EBA, Unicredit doveva varare un aumento di capitale di almeno 5 miliardi, ma a Piazza Cordusio si sono spinti ben oltre, arrivando a quota 7.5 miliardi e rientrando così fin d’ora nelle norme fissate da Basilea 3.

C’è da valutare ora l’incognita del prezzo dell’aumento, che sarà determinante per coinvolgere i piccoli azionisti, mentre non si conosce il comportamento delle Fondazioni, vista la non-distribuzione del dividendo nel 2012 e la conseguente possibilità di non partecipare proporzionalmente alla quota da loro detenuta.

Un altro problema per Unicredit è rappresentato poi dai crediti problematici, attualmente pari quasi al 7% dei crediti concessi e dunque in linea con la media del mercato.
Circa 12 miliardi di queste somme sono dovute a temporanee difficoltà dei clienti, ma il nuovo piano industriale dovrebbe aiutare a migliorare questa situazione.

Anche la riorganizzazione delle attività di vendita, un numero inferiore di filiali e tagli al personale, potrebbero consentire al gruppo di tornare nel 2013 ad un utile cospicuo, anche se gli analisti ritengono che il piano sia troppo ambizioso visto il perdurare della crisi economica.

Maurizio Zani - XageneFinanza2011



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