L’aumento dei dazi all’import di vino europeo in Cina andrebbe a penalizzare i produttori italiani


6 Giugno 2013 - Il rischio di un aumento dei dazi all’import di vino europeo in Cina penalizzerebbe i produttori italiani che già faticano – rispetto a francesi e cileni – a tenere il passo di un mercato che oggi vale 1.2 miliardi di euro ( di vini importati ) e che in dieci anni è cresciuto del 5.000%.

Secondo Denis Pantini, responsabile Area di Ricerca Agricoltura e Industria Alimentare di Nomisma, la minaccia di un aumento dei dazi all’import di vino europeo da parte della Cina rappresenta un pericolo da scongiurare per i produttori italiani tanto più se si considera che il confronto con altri concorrenti internazionali, su questo versante, è spesso impari.
Basti pensare al Cile, terzo esportatore di vino in Cina con una quota del 9.3% e che nel 2006 ha stretto un accordo di libero scambio che permette ai produttori cileni di esportare vino a un dazio agevolato pari al 2.8% del valore e che si azzererà completamente nel 2015.

Nella situazione venutasi a creare con la Cina, tra tutti i Paesi esportatori, chi ci rimette di più sono i francesi, leader indiscussi sul mercato cinese con una quota pari al 50% nell’import totale di vino ( in valore ).
Ma visti i ritmi di crescita dei consumi in questo mercato, è chiaro che anche per l’Italia potrebbero svanire opportunità importanti, soprattutto alla luce del calo che all’opposto sta interessando il consumo di vino in Italia, oramai sceso al di sotto dei 23 milioni di ettolitri, contro i 31 di quindici anni fa.

La Cina, con quasi 18 milioni di ettolitri, rappresenta oggi il quinto mercato al mondo per consumi di vino, dopo Francia, Stati Uniti, Italia e Germania.

Mentre gli italiani e i francesi tendono a bere sempre meno vino, i cinesi tra il 1997 e il 2012 hanno aumentato dell’87% i loro consumi, tanto che – per poterli soddisfare – hanno dovuto incrementare la produzione interna del 120% e le importazioni del 1.076% ( passando da 335 mila ettolitri ad oltre 3.9 milioni, per un valore che nello stesso periodo di tempo è cresciuto del 4.943% arrivando a 1.23 miliardi di euro ).

Chi ha sfruttato di più questo trend di crescita sono stati appunto i francesi che si sono insediati già dai primi anni ’80 nella Repubblica Popolare Cinese attraverso accordi di joint venture con produttori di bevande alcoliche locali.
Al contrario, le imprese italiane hanno sempre privilegiato forme di internazionalizzazione più semplici ( anche per via di dimensioni produttive – e risorse disponibili - più ridotte ) affidandosi principalmente ad importatori ed esportatori.
Risultato: mentre la Francia oggi pesa per quasi il 50% sulle importazioni cinesi di vino, l’Italia incide per appena il 6%, in calo rispetto all’8% detenuto cinque anni fa.

Tuttavia l’onda lunga dei consumi continua nel mercato cinese: i primi 4 mesi del 2013 hanno evidenziato una ulteriore crescita delle importazioni di vino, pari ad un +14% in valore e un +10% in quantità rispetto allo stesso quadrimestre del 2012. Un trend favorevole al vino italiano che mette a segno, su questo mercato, un +36% in valore a fronte di un -5% in quantità, segnale di un riposizionamento qualitativo delle produzioni italiane esportate in un Paese dove il 53% dei consumi avviene nel canale Ho.re.ca ( hotel, ristoranti, bar ). ( Xagene )

Fonte: Nomisma, 2013

XageneFinanza_2013



Indietro

2000-2014© XAGENA srl - P.IVA: 04454930969 - REA: 1748680 - Tutti i diritti riservati - Disclaimer